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API governance e agenti AI

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Le fondamenta invisibili dell’Intelligenza Artificiale 

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19 gen 2026

Agli ApiDays una cosa è diventata evidente, trasversalmente a keynote, speech e use case: 

l’Intelligenza Artificiale non è più una possibilità da valutare, ma una realtà che sta già entrando nei sistemi aziendali. Il punto, però, non è l’AI in sé. Il punto è come l’AI può agire nel mondo reale. Ed è qui che emerge un messaggio chiave, che ApiShare ha portato sul palco dell’evento: l’AI non è più un’opzione. Le API sono la base. 

ApiDays come osservatorio: due speech, un messaggio comune

La presenza di ApiShare agli ApiDays  si è articolata attorno a due interventi diversi, ma profondamente coerenti. 

Da un lato, lo speech di prodotto che ha messo al centro una domanda precisa: cosa succede quando gli agenti AI diventano attori operativi e iniziano a scoprire, combinare ed eseguire servizi attraverso le API? 

Dall’altro, lo speech di Fastweb + Vodafone ha portato una prospettiva enterprise concreta, mostrando come in ecosistemi complessi la governance delle API sia già oggi una necessità strutturale, non una scelta opzionale. 

Una testimonianza che emerge con particolare chiarezza nell’intervento di Tullio Nardi (Fastweb+Vodafone) agli ApiDays, dove la gestione delle API viene raccontata non come esercizio teorico, ma come leva indispensabile per mantenere controllo, coerenza e sicurezza in architetture su larga scala (qui disponibile l'intervento integrale:

Due punti di vista differenti, un’unica conclusione: senza API governate, l’AI non scala

Agenti AI: da assistenti a sistemi esecutivi

Il vero cambio di paradigma non riguarda semplicemente la diffusione dell’Intelligenza Artificiale, ma il ruolo che gli agenti AI stanno assumendo all’interno dei sistemi digitali

Per anni abbiamo parlato di AI come supporto: strumenti capaci di suggerire, analizzare, ottimizzare decisioni prese altrove. Oggi, però, lo scenario è cambiato. Gli agenti AI stanno diventando attori operativi, in grado di interagire direttamente con l’ecosistema applicativo. 

Non si limitano più a fornire raccomandazioni. Agiscono

Interrogano servizi, orchestrano processi complessi, prendono decisioni in autonomia ed eseguono azioni su sistemi reali, spesso in tempo reale. Questo spostamento dall’assistenza all’esecuzione segna una discontinuità profonda: l’AI non è più solo intelligenza “a supporto”, ma intelligenza incorporata nei flussi operativi

Per poter funzionare in questo modo, però, gli agenti AI hanno bisogno di una base solida e affidabile. Ed è qui che entrano in gioco le API. 

Gli agenti apprendono attraverso le API, osservando e comprendendo le capacità esposte dai sistemi. Ed è sempre attraverso le API che eseguono, invocando servizi, combinando funzionalità e attivando processi. 

In questo senso, le API smettono di essere un semplice strato di integrazione tecnica e diventano le colonne portanti del nuovo ecosistema digitale: il punto di contatto tra intelligenza artificiale, automazione e realtà operativa. 

È esattamente questo il cambio di prospettiva al centro dello speech di Giorgio Sismanidis e Andrea Cinquepalmi agli ApiDays: quando gli agenti AI iniziano a scoprire, comprendere e utilizzare le API in autonomia, la governance smette di essere un tema infrastrutturale e diventa una componente abilitante dell’intelligenza stessa del sistema (qui disponibile lo speech completo:

Il vero rischio: l’AI cresce più velocemente della governance

È qui che emerge una delle tensioni più forti che oggi molte organizzazioni stanno vivendo, spesso senza nominarla esplicitamente. 

Da un lato, l’innovazione accelera. Le API si moltiplicano, i team diventano sempre più autonomi, le architetture si distribuiscono e si frammentano. Dall’altro, iniziano ad affacciarsi i primi agenti AI, che interagiscono con ambienti tecnologici sempre più eterogenei, combinando servizi, dati e processi. 

Il problema non è questa evoluzione in sé. 

Il problema è quando avviene senza un modello di governance

In assenza di regole chiare, visibilità condivisa e responsabilità definite, il rischio non è solo tecnico. È sistemico. La conoscenza di ciò che esiste e di come viene utilizzato si perde, il controllo sui flussi si indebolisce, le incoerenze si moltiplicano e le vulnerabilità operative e di sicurezza diventano inevitabili. 

In questo scenario, l’AI non fa altro che amplificare il problema. Perché gli agenti intelligenti scalano velocemente, replicano comportamenti e interagiscono con i sistemi a una velocità che rende qualsiasi approccio manuale o informale semplicemente insostenibile. 

Lo speech di Fastweb + Vodafone agli API Days ha mostrato con grande chiarezza questo punto: quando la complessità tecnologica cresce più rapidamente della capacità di governo, l’innovazione smette di essere un vantaggio e diventa fragile

Ed è proprio in questo spazio che la governance smette di essere una scelta organizzativa e diventa una necessità strategica. 

Governare oggi, non domani

Uno degli errori più diffusi quando si parla di Intelligenza Artificiale è pensare che la governance possa aspettare. Che sia qualcosa da introdurre più avanti, quando l’AI sarà più matura, quando gli agenti saranno standardizzati o quando l’ecosistema tecnologico si sarà stabilizzato. 

Agli API Days è emerso invece un messaggio molto diverso, e molto più netto: la governance deve precedere la scala, non inseguirla

Il motivo è semplice. Gli agenti AI non si limitano a utilizzare ciò che trovano: amplificano tutto. Amplificano le incoerenze, le ambiguità, le scorciatoie progettuali. Un’API non documentata, una versione non governata o un accesso non tracciato non restano problemi isolati: diventano moltiplicatori di rischio quando vengono inseriti in flussi automatizzati e autonomi. 

In questo contesto, rimandare la governance non significa guadagnare velocità. Significa accumulare debito strutturale che l’AI renderà evidente e costoso, molto rapidamente. 

Governare oggi vuol dire fare una scelta strategica: costruire il digital fabric su cui l’Intelligenza Artificiale può operare in modo affidabile, sicuro e sostenibile. Significa creare le condizioni perché l’autonomia degli agenti non si trasformi in perdita di controllo, ma in reale capacità di esecuzione. 

Perché quando l’AI inizia ad agire, non c’è più spazio per l’improvvisazione. 

L’AI agirà. La domanda è su cosa?

Che ci piaccia o no, gli agenti AI agiranno. 

Entreranno nei processi, nelle piattaforme, nei flussi operativi quotidiani. Non come esperimenti isolati, ma come componenti strutturali dei sistemi digitali. 

La vera domanda, quindi, non è se accadrà. È come

Su quali API gli agenti potranno agire? 

Con quale livello di controllo e di visibilità? 

All’interno di quale modello di responsabilità? 

Sono queste le domande che oggi separano l’adozione consapevole dell’AI da una rincorsa affannosa all’innovazione. 

Agli API Days, ApiShare ha scelto deliberatamente di spostare il focus dall’hype alle fondamenta. Perché se è vero che l’AI rappresenta il motore del cambiamento, è altrettanto vero che le API governate sono la strada su cui quel motore può davvero correre

E le strade, come sappiamo, non si improvvisano quando il traffico è già in movimento. Si progettano prima. 

Felicia Marino
Felicia Marino
Scritto da Felicia Marino
Scritto da Felicia Marino
Scritto da Felicia Marino

Customer Success Manager in ApiShare

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